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	<title>RIDS Network &#8211; RIDS</title>
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	<description>Rete Italiana Disabilità e Sviluppo</description>
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	<title>RIDS Network &#8211; RIDS</title>
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		<title>A Sendai (Giappone) si parla di disabilità e situazioni di rischio</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/disabilita-e-situazioni-di-rischio-conferenza-mondiale-di-sendai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2015 10:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie RIDS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 14 al 18 marzo 2015 si terrà a Sendai, Giappone, la conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla risoluzione dei rischi da disastro (World Conference on Disaster Risk Reduction). Per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 14 al 18 marzo 2015 si terrà a Sendai, Giappone, la conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla risoluzione dei rischi da disastro (<a href="http://www.wcdrr.org/">World Conference on Disaster Risk Reduction</a>).</p>
<p>Per l&#8217;occasione, Giampiero Griffo, presente alla conferenza, spiega in questo video sottotitolato il lavoro della RIDS per l&#8217;inclusione delle persone con disabilità in questo ambito e le prospettive a livello nazionale ed europeo.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/cuN4uxzY0oE" width="460" height="415" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il sito DPI Italia ospita uno spazio di approfondimento a questo <strong><a href="http://www.dpitalia.org/temi/emergenza-e-persone-con-disabilita/">link </a></strong></p>
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		<title>Persone con disabilità e cooperazione internazionale: appuntamento a Roma il 10 dicembre</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/persone-con-disabilita-e-cooperazione-internazionale-appuntamento-a-roma-il-10-dicembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 09:18:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie RIDS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Promuovere i diritti delle persone con disabilità nella cooperazione internazionale: Il Piano di Azione Disabilità della DGCS/MAECI e l’impegno della società civile” Seminario in occasione della giornata internazionale dei diritti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><i><img decoding="async" class="wp-image-143 aligncenter" src="http://www.ridsnetwork.org/files/2014/11/WHRD-300x138.jpg" alt="WHRD" width="250" height="115" srcset="https://www.ridsnetwork.org/files/2014/11/WHRD-300x138.jpg 300w, https://www.ridsnetwork.org/files/2014/11/WHRD-600x276.jpg 600w, https://www.ridsnetwork.org/files/2014/11/WHRD.jpg 741w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></i></p>
<h2 style="text-align: center;"><em>“Promuovere i diritti delle persone con disabilità nella cooperazione internazionale: Il Piano di Azione Disabilità della DGCS/MAECI e l’impegno della società civile”</em></h2>
<h2 style="text-align: center;"><i>Seminario in occasione della</i></h2>
<h2 style="text-align: center;"><i>giornata internazionale dei diritti umani.</i></h2>
<p style="text-align: center;">10 dicembre 2014, ore 9 &#8211; 13.30<br />
Sala Onofri della DIREZIONE GENERALE COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO<br />
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale<br />
Piazzale della Farnesina, 1, Roma</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel mondo vivono un miliardo di persone con disabilità e almeno 93 milioni sono bambini. Più dell’80% di queste persone è concentrato nei paesi in via di sviluppo. Nonostante esse rappresentino una parte importante della popolazione mondiale, sono ancora molte le situazioni e i contesti in cui <strong>i diritti delle persone con disabilità </strong>non vengono rispettati.</p>
<p>Il ruolo delle ONG e delle organizzazioni di persone con disabilità, le partnership tra governi attraverso le agenzie di cooperazione internazionale, l’impegno delle istituzioni internazionali e il contributo della società civile e delle imprese sono preziosi per attuare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) e garantire migliori standard di vita e cittadinanza piena alle persone con disabilità nel mondo.</p>
<p>Partendo dai principi definiti nella suddetta Convenzione, la D.G.C.S. ha adottato nel giugno del 2013 il <strong>Piano</strong></p>
<p><strong>d’azione sulla disabilità della Cooperazione italiana</strong>, elaborato con la partecipazione attiva della società civile, in particolare della Rete italiana disabilità e sviluppo (RIDS).</p>
<p>Il Piano prevede 5 aree di azione (Politiche e strategie, Progettazione inclusiva, Accessibilità e fruibilità di ambienti beni e servizi, Aiuti umanitari e situazioni di emergenza, Valorizzazione delle esperienze e competenze della società civile e delle imprese) intorno alle quali sono stati attivati dei gruppi di lavoro per l’implementazione delle varie tematiche.</p>
<p>Il seminario, organizzato in occasione della giornata mondiale dei diritti umani, si inserisce all’interno di questa cornice con un duplice obiettivo:</p>
<p>mettere in evidenza lo stato di implementazione del Piano, incluso nel programma di azione biennale sulla disabilità del governo italiano, e alimentare il dibattito all’interno della società civile, per favorire il mainstreaming della disabilità nei progetti di cooperazione.</p>
<p>Partendo dalla valorizzazione delle buone pratiche del sistema Italia,come indicato nel Forum della Cooperazione di Milano (2012), il seminario vuole favorire in particolare lo scambio di riflessioni e di buone pratiche in due aree importanti del Piano di Azione: <strong>l’educazione inclusiva e l’emergenza ed aiuti umanitari</strong>.</p>
<p>L’educazione inclusiva rappresenta il modo più efficace per garantire il diritto ad un’educazione di qualità a tutti i bambini, compresi quelli con disabilità, assicurandogli così piene opportunità di sviluppo e contribuendo a promuovere l’equità e la lotta alla povertà. Gli interventi di aiuto umanitario in contesti di emergenza, in considerazione del loro continuo aumento, rappresentano un ulteriore ambito in cui è necessario garantire la piena inclusione delle persone con disabilità, in modo da assicurare l’accessibilità ai servizi e l’esercizio dei loro diritti al pari degli altri.</p>
<p>Il seminario vuole rappresentare un punto di partenza per un processo di condivisione e un <strong>dialogo costruttivo </strong>tra tutti gli attori a vario titolo coinvolti nel garantire la realizzazione dei diritti umani, in particolare delle persone con disabilità.</p>
<h3><a href="http://www.ridsnetwork.org/files/2014/11/programma-giornata-del-10.12.14.pdf" target="_blank">scarica il programma del seminario</a></h3>
<h3><a href="http://www.ridsnetwork.org/files/2014/11/cbm-invito.docx" target="_blank">scarica la locandina del documentario “Un albero indiano” </a></h3>
<p><strong>Presentazione</strong></p>
<p>Amb. Michele Valensise, Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale</p>
<p>Prof. Luigi Guerra, Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna</p>
<p>Dr. Daniele Timarco, Direttore Programmi Internazionali di Save the Children Italia Onlus</p>
<p>Dr. Pietro Barbieri RIDS, FISH (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, Federazione Italiana Superamento Handicap)</p>
<p>Dr.ssa Mina Lomuscio, DGCS/Unità Tecnica Centrale e Cons. Donato Scioscioli, DGCS/VIII – Il Piano di Azione sulla Disabilità della Cooperazione Italiana</p>
<p><strong><em>Programma</em></strong></p>
<p><strong><em>9,00</em></strong></p>
<p>Registrazione partecipanti</p>
<p><strong><em>9,15</em></strong></p>
<p>Saluto di benvenuto e apertura:</p>
<p><strong><em>10,00 </em></strong>Prima sessione:</p>
<p>Dibattito</p>
<p><em>Condivisione di esperienze e lesson learned: un dibattito sull’educazione inclusiva</em></p>
<p>Moderatore: Min. Plen. Francesco Paolo Venier, DGCS – Unità Tecnica Centrale</p>
<p>Dr.ssa Elisabetta Mina, Save the Children – <em>Promuovere l’educazione inclusiva nei programmi di cooperazione allo sviluppo: l’esperienza della regione balcanica</em></p>
<p>Prof.ssa Roberta Caldin, Università di Bologna – <em>Il valore aggiunto delle partnership tra università e agenzie della cooperazione</em></p>
<p>Prof. Alfredo Camerini, RIDS/Educaid – <em>Il Gruppo di lavoro di Educazione inclusiva del Piano di Azione verso l’inclusione sociale</em></p>
<p>Dr.ssa Teresa Savanella, DGCS/UTC – <em>L’impegno internazionale: la Global Partnership for Education Interventi preordinati</em></p>
<p>Dr. Raffaele Ciambrone, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca &#8211; <em>La via italiana all’educazione inclusiva</em></p>
<p>Dr.ssa Annarita De Bellis, CGE-IT &#8211; <em>La visione della Campagna Globale per l’Educazione per la futura agenda di sviluppo</em></p>
<p>Dr. Massimo Maggio, CBM Italia &#8211; <em>Il progetto di Educazione Inclusiva Bethany School presentato nel documentario di CBM Italia “Un albero indiano”</em></p>
<p><strong><em>11,30 </em></strong>Coffee break</p>
<p><strong><em>11,45 </em></strong>Seconda sessione:</p>
<p><em>La promozione e protezione dei diritti delle persone con disabilità in contesti di emergenza e aiuto umanitario</em></p>
<p>Moderatore: Min. Plen. M. Giorgio Stefano Baldi, DGCS – <em>Ufficio Interventi umanitari e di emergenza</em></p>
<p>Dr.ssa Marta Collu e Dr.ssa Paola Pucello, DGCS/Ufficio VI Emergenza &#8211; <em>Gruppo lavoro emergenza del Piano di Azione (risultati del COHAFA Semestre Presidenza)</em></p>
<p>Dr. Giampiero Griffo, DPI &#8211; <em>L’impegno internazionale per l’inclusione delle persone con disabilità negli interventi umanitari e di emergenza</em></p>
<p>Dr. Aron Cristellotti, AIFO &#8211; <em>I servizi di comunità negli interventi di post emergenza: Tsunami in Indonesia, gestione dell’epidemia di Ebola in Liberia</em></p>
<p>Dr. Fabrizio Mezzalana, FISH &#8211; <em>L’accessibilità negli interventi umanitari e di emergenza Interventi preordinati</em></p>
<p>Dr.ssa Annalisa Montanari, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della protezione civile – <em>Disabilità e gestione dell’emergenza</em></p>
<p>Dr. Gianfranco Cattai, Consulta affari internazionali ed europei del Forum terzo settore – <em>Disabilità e processi di sviluppo</em></p>
<p>Dr.ssa Maura Viezzoli, CISP – <em>Il mainstreaming della disabilità in educazione e formazione</em></p>
<p>Dibattito</p>
<p>Min. Plen. Giampaolo Cantini, Direttore della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo</p>
<p><strong><em>13,15</em></strong></p>
<p>Termine del seminario</p>
<p><strong><em>13,30</em></strong></p>
<p>Conclusioni</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>*****</p>
<p><strong>Aspetti organizzativi</strong></p>
<p>Il seminario si  terrà presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Piazzale della Farnesina 1 – ROMA &#8211; Sala Onofri DGCS – V piano.</p>
<p>Il seminario è a numero chiuso fino ad esaurimento posti della Sala adibita. Gli invitati pertanto che non hanno ancora inviato conferma sono pregati di comunicare la loro partecipazione</p>
<p><strong>entro il 3 dicembre inviando una email a </strong><a href="mailto:dgcs.segreteria@esteri.it"><strong>dgcs.segreteria@esteri.it</strong></a><strong>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’accesso all’edificio sarà garantito:</p>
<ul>
<li>dalla entrata principale dell’edificio &#8211; sala vip</li>
<li>dal lato Olimpico dell’edificio (ingresso accessibile per le persone con disabilità o mobilità ridotta). Qualora ci fossero degli accompagnatori si prega di comunicare i nominativi</li>
</ul>
<p>****</p>
<p><strong>Contatti:</strong></p>
<p>Mina Lomuscio (DGCS-MAECI) &#8211; mina.lomuscio@esteri.it</p>
<p>Giampiero Griffo, Francesca Ortali, Pietro Barbieri e Alfredo Camerini (RIDS) presidenza@fishonlus.it</p>
<p>Roberta Caldin (Università di Bologna) &#8211; roberta.caldin@unibo.it; roberta.caldin@unipd.it</p>
<p>Chiara Damen (Save the Children) chiara.damen@savethechildren.org</p>
<p>Laura Salerno (CBM Italia); coloro che intendono partecipare alla proiezione del documentario “Un albero indiano” sono pregati di inviare conferma entro il 5 dicembre 2014 al seguente indirizzo email: alberoindiano@cbmitalia.org</p>
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		<item>
		<title>A Gaza Italia e Palestina s’incontrano per i diritti delle persone disabili</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/a-gaza-italia-e-palestina-sincontrano-per-i-diritti-delle-persone-disabili-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 08:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie RIDS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA A Gaza Italia e Palestina s’incontrano per i diritti delle persone disabili  Giovedì 29 maggio 2014 EducAid in partenariato con FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #222222;" align="center">COMUNICATO STAMPA</p>
<h2 style="color: #222222; text-align: center;">A Gaza Italia e Palestina s’incontrano per i diritti delle persone disabili</h2>
<p style="color: #222222;"> Giovedì 29 maggio 2014 EducAid in partenariato con FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha organizzato a Gaza City un incontro per celebrare la ratifica da parte dello Stato di Palestina della Convenzione sui Diritti delle persone con disabilità e per discutere sui prossimi passi da compiere per applicare appieno la Convenzione stessa.</p>
<p style="color: #222222;">Secondo EducAid e FISH questo è un momento particolarmente favorevole per agire sulle istituzioni pubbliche anche in vista della formazione del nuovo Governo Palestinese atteso ad ore.</p>
<p style="color: #222222;">Hanno partecipato all’incontro tutte le organizzazioni di persone con disabilità della Striscia di Gaza ed un nutrito numero di organizzazioni non governative palestinesi ed internazionali che lavorano nel settore.</p>
<p style="color: #222222;">All’incontro ha partecipato Pietro Barbieri, in quanto esponente di spicco del movimento delle persone disabili in Europa, portavoce del Forum Terzo Settore in Italia ed ex-presidente di FISH. Nonostante la sua disabilità è riuscito a superare le barriere costituite dal check point di Erez, unico accesso alla Striscia venendo da Israele.</p>
<p style="color: #222222;">Cuore della discussione la Convenzione che indica al Governo le modalità per implementare efficacemente la Convenzione stessa: i governi devono nominare un referente per la Convenzione che annualmente dovrà redigere un rapporto sulla reale situazione dei diritti delle persone disabili che deve essere trasmesso alle Nazioni Unite.</p>
<p style="color: #222222;">La società civile ha un ruolo altrettanto importante dovendo redigere un rapporto ombra che, come il precedente, va inviato alle Nazioni Unite.</p>
<p style="color: #222222;">Come ha affermato Pietro Barbieri, <em>“le organizzazioni possono imparare molto dagli incontri necessari per elaborare il rapporto ombra; gli consente di capire il fenomeno della disabilità nel suo insieme, sviluppare un discorso comune e imparano ad essere efficaci nel rapportarsi con le istituzioni e con la società nella quale vivono.”</em></p>
<p style="color: #222222;"><strong> </strong><em>31 maggio 2014</em></p>
<table style="color: #222222;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="5">
<tbody>
<tr>
<td><em>EducAid &#8211; Cooperazione e aiuto internazionale in campo educativo</em><br />
<a style="color: #1155cc;" href="http://www.educaid.it/" target="_blank">www.educaid.it</a></td>
<td><em>FISH &#8211; Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap</em><br />
<a style="color: #1155cc;" href="http://www.fishonlus.it/" target="_blank">www.fishonlus.it</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<item>
		<title>Il ruolo della comunicazione nei progetti delle Ong</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/il-ruolo-della-comunicazione-nei-progetti-delle-ong/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2014 22:58:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblicata sul suo blog  chiamato &#8220;Gong&#8220;, Nicola Rabbi condivide la sua intervista a Massimo Ghirelli, consulente per la comunicazione dell’Unità tecnica Cooperazione del Ministero degli affari Esteri. L’articolo fa parte di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ridsnetwork.org/il-ruolo-della-comunicazione-nei-progetti-delle-ong/">Il ruolo della comunicazione nei progetti delle Ong</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ridsnetwork.org">RIDS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Pubblicata sul suo blog  chiamato &#8220;<a href="http://nicolarabbi.wordpress.com/2014/05/20/il-ruolo-della-comunicazione-nei-progetti-delle-ong/" target="_blank">Gong</a>&#8220;, Nicola Rabbi condivide la sua intervista a <a style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #f48278;" href="http://www.massimoghirelli.net/"><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Massimo Ghirelli</span></a>, consulente per la comunicazione dell’Unità tecnica Cooperazione del Ministero degli affari Esteri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’articolo fa parte di una monografia pubblicata sulla rivista <a style="font-weight: inherit; font-style: inherit; color: #f48278;" href="http://www.accaparlante.it/"><span style="color: #000000;">Hp-Accaparlante</span></a> intitolata “Make development inclusive – Quando la cooperazione allo sviluppo si occupa di disabilità nei paesi poveri”.</span></p>
<p style="color: #555555;"><strong style="font-style: inherit;"><em style="font-weight: inherit;">Che ruolo ha o dovrebbe avere la comunicazione per le Ong e per tutti coloro che fanno interventi nei paesi in via di sviluppo?<br />
</em></strong>Più che una questione d’importanza è una questione di necessità. Sono migliaia purtroppo gli esempi di cooperazione, anche buona, che non raggiungono i loro scopi perché non viene tenuto conto in maniera giusta e completa l’aspetto comunicativo. Ti faccio l’esempio di un intervento che facemmo in Niger con i Tuareg che riguardava la costruzione di un ospedale. Non avevamo pensato che in Africa le donne non vanno in ospedale e che quindi, se non si faceva un lavoro d’informazione e di comunicazione, spiegando per quale motivo ne valeva la pena (per ragioni di infezione, igieniche…), tutto sarebbe rimasto lì come una cattedrale nel deserto.<br />
Ma fuori dell’edificio c’era un grande parcheggio che era stato trasformato dai famigliari dei pazienti in un villaggio di capanne. Tutto questo era ovvio e naturale: non avevamo pensato al fatto che mai in Africa una donna sarebbe stata lasciata da sola in ospedale e che quindi, attorno a quella persona, ci sarebbero state intorno tante altre persone diverse che, venendo da lontano, avrebbero poi dovuto fermarsi a dormire lì. In quei casi perciò o fai una stanza comune o, come è stato fatto, adibisci a dormitorio il parcheggio. Questo è stato un caso lampante di mancanza di comunicazione adeguata.</p>
<p style="color: #555555;">Nell’ambito della cooperazione la comunicazione è sempre stata vista e molto spesso ancora oggi viene trattata come un argomento di secondo livello e quindi considerato un di più, una cosa marginale e perciò, ancora peggio,qualcosa che si fa nel momento in cui il progetto è fatto e finito, a volte confondendolo con una parolaccia come “visibilità”, che di per sé non sarebbe una parola sbagliata, nel senso che bisognerebbe far vedere quello che si fa ma che in realtà viene intesa solo come buona immagine di quello che si fa nella cooperazione italiana. La visibilità spesso non ha nulla a che fare con il buon progetto, la visibilità non è comunicazione<strong style="font-style: inherit;">. </strong>Fino a non molto tempo fa questa parte era considerata molto marginale dalle Ong.<br />
È anche vero che le Ong, stando più vicine al territorio ed essendo espressione di parti della società civile dovrebbero avere ancora più ragioni per capire e per utilizzare una buona comunicazione, per informare prima di tutto i donatori del territorio e le persone che vi partecipano. Le Ong, inoltre, avendo per controparte società civili o piccoli villaggi, comunque non solo istituzioni, dovrebbero fare in modo che questi interlocutori capiscano bene e che soprattutto siano loro a comunicare qualcosa su quello che si aspettano, su come vedono il progetto e su come lo vogliono gestire.</p>
<p style="color: #555555;">Nel mio lavoro spesso mi sono trovato a mettere delle pezze a progetti in cui c’era una piccola quota riservata alla comunicazione e a convincere gli altri che costituiva invece una parte integrante del progetto. Questo è un elemento raramente compreso, le Ong un pochino ci sono arrivate ma non tutte e soprattutto non ci è arrivata l’istituzione.<br />
La nostra Direzione si è dotata di Linee Guida per la comunicazione; una volta consistevano in un manuale su come si fa la targa, su cosa deve esservi scritto, l’adesivo e tutto il resto; un po’ abbiamo superato questa ipotesi ma anche le Linee Guida attuali, sono solo un punto di partenza per cominciare a parlare di altri aspetti. La comunicazione, per cominciare, deve essere fatta in entrambi i luoghi da parte di vari partner, in patria, e da parte del cosiddetto beneficiario, beneficiario che deve essere partner anche della comunicazione e quindi avere gli strumenti per comunicare. I progetti devono avere non soltanto la partecipazione ma anche il consenso sociale senza il quale il progetto non ha senso.<br />
I progetti stessi in molti casi dovrebbero essere intesi come progetti di comunicazione e non come la comunicazione rispetto ai progetti, sono due cose diverse: i progetti di questo tipo ancora abbastanza rari. Si potrebbe cambiare in questo modo l’intero sistema delle comunicazioni dei paesi in cui si attua il progetto, dalla formazione dei giornalisti alla legge sulla stampa e così via.</p>
<p style="color: #555555;"><strong style="font-style: inherit;"><em style="font-weight: inherit;">Al momento sono in atto progetti di questo tipo? Voi ne curate qualcuno?<br />
</em></strong>Ce ne sono ma si contano sulle dita di una mano. Ho seguito un centro di documentazione per un sindacato di comunicazione in Sud Africa ai tempi della fine dell’apartheid e più recentemente la ristrutturazione di un’agenzia palestinese, la Wafa, un’agenzia stampa che all’epoca era una specie di servizio stampa di Arafat che aveva sede a Gaza e ora ha sede a Ramla. Abbiamo fatto anche un media center, in collaborazione con le Ong e con l’Arci a Belgrado, in una situazione complicata come i Balcani. Negli ultimi anni questi progetti vengono appoggiati anche dai direttori delle UTL (Unità Tecniche locali). In alcune UTL, ho scritto dei progetti come “Comunicare la comunicazione”, quindi intesi proprio per far questo, come riuscire a comunicare bene e chiedersi: “Che strumenti ha l’UTL per farlo?”. Di qui la necessità di dotarsi di un sito, mettere insieme i donatori, le Ong e gli altri partecipanti in rete, in discussione, per comunicare quello che si fa e per farli partecipare e anche organizzare mostre, eventi sulla cooperazione.<br />
Adesso in Palestina si sta lavorando, dopo tre anni di attività, alla terza fase del progetto “Comunicare la comunicazione” e a Gerusalemme, finalmente, si faranno dei corsi di aggiornamento per giornalisti. In un paese particolare come quello di Israele, si tratta di operare per dare degli strumenti soprattutto per lottare, per avere una legge sulla stampa più aperta, considerando il fatto che i giornali possono essere chiusi in qualsiasi momento.<br />
In generale c’è ancora pochissimo attenzione sulle possibilità di stampa e televisione indipendenti. Lo stesso vale per l’Iraq, dove non c’è un UTL ma c’è la Task Force Iraq, organizzazione, il nome lo fa capire, che prima era militare-civile mentre adesso, da qualche anno, è completamente nelle mani della nostra Direzione Generale alla Cooperazione allo Sviluppo. La Task Force, soprattutto in questa fase, in cui si sta piano piano pensando di lasciare il paese, deve raccontare quello che sta facendo e ha fatto. Si tratta comunque di progetti di grande interesse in una situazione difficile come quella della guerra. Progetti di <em style="font-weight: inherit;">capacity building,</em>di comunicazione interna, progetti che vanno a formare le istituzioni locali, progetti di patrimonio culturale, ambientali, tutta una serie di progetti in cui la comunicazione ha un ruolo centrale. Anche lì, se non c’è consenso, partecipazione e conoscenza dei fatti nulla può funzionare.</p>
<p style="color: #555555;"><a href="http://nicolarabbi.wordpress.com/2014/05/20/il-ruolo-della-comunicazione-nei-progetti-delle-ong/" target="_blank">Continua la lettura sul blog di Nicola Rabbi &#8220;Gong&#8221;</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>In Israele e Palestina, per sostenere le disabilità: Unitalsi e Fish uniscono le forze</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/in-israele-e-palestina-per-sostenere-le-disabilita-unitalsi-e-fish-uniscono-le-forze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2014 11:58:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie RIDS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre giorni di incontri tra Betlemme e Gerusalemme, con le massime autorità israeliana e palestinesi per progettare iniziative condivise. &#8220;La disabilità diviene mezzo per abbattere ogni barriera culturale&#8221; Fonte: superabile.it [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.ridsnetwork.org/files/2014/05/gg66971228.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-116 size-thumbnail" src="http://www.ridsnetwork.org/files/2014/05/gg66971228-100x100.jpg" alt="gg66971228" width="100" height="100" srcset="https://www.ridsnetwork.org/files/2014/05/gg66971228-100x100.jpg 100w, https://www.ridsnetwork.org/files/2014/05/gg66971228.jpg 170w" sizes="(max-width: 100px) 100vw, 100px" /></a>Tre giorni di incontri tra Betlemme e Gerusalemme, con le massime autorità israeliana e palestinesi per progettare iniziative condivise. &#8220;La disabilità diviene mezzo per abbattere ogni barriera culturale&#8221;</h3>
<p>Fonte: superabile.it &#8211; Unitalsi e Fish incontrano le autorità palestinesi e israeliani competenti in materia di disabilità: dal 26 al 29 maggio, tra Gerusalemme e Betlemme, Salvatore Pagliuca e Pietro Barbieri, rispettivamente presidente e coordinatore delle due organizzazioni, sono al lavoro per mettere le basi di progetti e iniziative destinati a palestinesi e israeliani disabili, ma anche per favorire la partecipazione delle persone disabili ai pellegrinaggi in Terra Santa.</p>
<p>La delegazione Unitalsi-Fish ha incontrato due giorni fa, a Betlemme, la Società Antoniana ed ha vistato l&#8217;Hogar Nino de Dios, la Caritas Baby Hospital. La Giornata si è chiusa con l&#8217;incontro con alcune associazioni di disabili. Ieri, a Gerusalemme, l&#8217;incontro con la municipalità della città, con il Patriarca Latino, Fouad Twalecon e la Undp (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo). Oggi di nuovo a Betlemme, per l&#8217;incontro con il sindaco della città, Vera Baboun e con il responsabile di tutte le scuole del Patriarcato in Palestina ed Israele, Padre Fayesal Hijazin per un confronto sul tema delle barriere architettoniche nelle scuole. Si chiude con l&#8217;incontro con Edmond Shehade, direttore del Basr (Bethlehem Arab Society Rehabilitation).</p>
<p>Per Salvatore Pagliuca, si tratta di &#8220;un&#8217;occasione per dare un segnale forte di vicinanza e di solidarietà alle popolazioni che vivono in Terra Santa soprattutto quelle più svantaggiate come le persone disabili. Crediamo che questa iniziativa congiunta con la Fish &#8211; conclude &#8211; possa rappresentare un segno concreto per costruire quella pace che ha invocato Papa Francesco proprio in questi luoghi&#8221;. Per Barbieri, &#8220;la disabilità diviene così il mezzo per abbattere ogni barriera culturale, religiosa e geografica e grazie alla collaborazione con l&#8217;Unitalsi siamo convinti di potere portare un nuovo modello di solidarietà e di promozione dei diritti delle persone disabili nell&#8217;area medio orientale&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Disabilità: l&#8217;Italia alla conquista di Bruxelles</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/disabilita-litalia-alla-conquista-di-bruxelles/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2014 09:02:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Piano di Azione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, Giampaolo Cantini, ha presentato ieri a Bruxelles il Piano d’azione dell’Italia sulla disabilità e lo sviluppo inclusivo adottato nel 2013 dal Ministero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="autore magnify" style="font-style: italic; color: #000000;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-113" src="http://www.ridsnetwork.org/files/2014/05/cantini.jpg" alt="giampaolo cantini" width="140" height="107" />Il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, Giampaolo Cantini, ha presentato ieri a Bruxelles il Piano d’azione dell’Italia sulla disabilità e lo sviluppo inclusivo adottato nel 2013 dal Ministero degli Esteri. L’obiettivo: condividere con la Commissione UE e gli Stati membri strategia e buone pratiche nell’ambito del dibattito internazionale sull’Agenda per lo Sviluppo Post-2015.</p>
<p class="autore magnify" style="font-style: italic; color: #000000;">di Joshua Massarenti</p>
<p class="autore magnify" style="font-style: italic; color: #000000;">Fonte:<a href="http://www.vita.it/welfare/disabilita/disabilit-l-italia-alla-conquista-di-bruxelles.html" target="_blank"> vita.it</a> &#8211;</p>
<p style="color: #514f50;">Tra poco più di un anno, gli Obiettivi del Millennio lanciati nel 2000 dalle Nazioni Unite andranno in archivio per lasciare spazio a una nuova agenda per lo sviluppo, chiamata “UN’s post-2015 Development Agenda”. Chi possiede un minimo di domestichezza con le agende politiche internazionali come quelle dell’ONU, sa che gran parte delle decisioni più importanti si prendono molti mesi prima di quando vengono ufficializzate. E il settembre 2015, quando a New York si riuniranno i capi di Stato e di governo per sottoscrivere nuovi impegni a favore dello sviluppo sostenibile e della lotta contro la povertà, è dietro l’angolo. Come tanti altri paesi, l’Italia ha fretta.</p>
<p style="color: #514f50;">Tra le sfide che la Farnesina intende portare al centro dell’attenzione, ci sono i diritti dei disabili, troppo spesso ignorati nelle politiche di sviluppo portate avanti dalla Comunità internazionale. Dopo aver sottoscritto la Convenzione ONU sui diritti delle Persone Disabili, l’Italia ha deciso di assumere la leadership politica sul tema della disabilità adottando nel luglio 2013 un Piano d’azione ad hoc con lo scopo di assicurare la piena implementazione della Convenzione adottata dalle Nazioni Unite nel 2006 e stabilire un quadro che garantisca il sostegno alle categorie sociali più vulnerabili ed emarginate. Ma senza alleati forti a livello globale, queste ambizioni rischiano di diventare carta straccia.</p>
<p style="color: #514f50;">Per questo, la DGCS ha organizzato assieme alla Rete Italiana Disabilità e Sviluppo (RIDS) una conferenza presso la sede del Comitato economico e sociale europeo, a Bruxelles, con l’obiettivo di condividere con la Commissione UE, gli Stati membri e la società civile strategia e buone pratiche sulla disabilità nell’ambito del dibattito internazionale sull’Agenda per lo Sviluppo Post-2015. A dirigere la delegazione italiana era il Direttore Generale della DGCS, Giampaolo Cantini.<br />
<strong>Direttore, che bilancio trae da questa conferenza?</strong><br />
L’obiettivo fondamentale era quello di presentare una buona pratica della Cooperazione Italiana ma soprattutto di condividerla con le istituzioni dell’UE &#8211; in particolare con la Commissione- nonché con gli Stati Membri e le organizzazioni della società civile. C’è stata una presenza importante di rappresentanti della Cooperazione Tedesca, Spagnola e della Commissione, tutti attori che osservano con grande attenzione le buone pratiche messe in atto dall’Italia a favore dei disabili. Ora si tratta di mettersi insieme, di creare un partenariato tra Istituzioni, Stati Membri, organizzazioni della società civile e soprattutto i nostri paesi partner per sviluppare un’azione comune: non solo per rafforzare le componenti di disabilità nei programmi di sviluppo ma anche  per mettere a punto degli strumenti di lavoro.<br />
<strong>Nel concreto che cosa significa?</strong><br />
E’ opportuno sviluppare degli indicatori – i cosiddetti ‘markers di efficacia’ – simili a quelli adottati in altri settori, come ad esempio le tematiche di genere, elaborando a  monte dei dati su quanto è stato fatto. Sembrano obiettivi tecnici di poca importanza, ma l’elaborazione di una serie di target e di indicatori accresce la possibilità di includere la disabilità come un tema centrale di inclusione sociale, cruciale per le opportunità per l’impiego, anche nell’accesso a servizi sociali essenziali come l’istruzione e la sanità. In altre parole, ci consentirebbe di portare la disabilità al cuore dei futuri obiettivi di sviluppo sostenibili. II momento è opportuno per unire le forze e sviluppare un piano comune e sollevare questi temi nelle sedi internazionali. Ad esempio l’OCSE  DAC potrebbe essere la sede per un lavoro tecnico sui dati, sulla loro disaggregazione e sull’elaborazione di indicatori e di marker di efficacia.<br />
<strong>In che modo l’Italia intende sfruttare il prossimo semestre europeo per portare avanti questa strategia?</strong><br />
A parte i gruppi di lavoro specializzati ed il dialogo sempre costante con le organizzazioni della società civile, direi che abbiamo due importanti finestre: la preparazione di una posizione comune dell’UE sull’agenda post 2015 e le opportunità che si offrono a noi per promuovere una comunicazione pubblica di larga scala. Penso al semestre di Presidenza dell’UE che spetta all’Italia tra luglio e dicembre 2014 e all’Anno europeo per lo sviluppo previsto nel 2015.<br />
<strong>Perché l’Italia ha deciso di puntare sulla disabilità?</strong><br />
Intanto perché la cooperazione italiana ha sempre avuto una forte caratterizzazione nel sociale e perché esiste un dialogo molto forte con le organizzazioni non governative ed in particolare con RIDS, la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo con la quale abbiamo elaborato il piano d’azione. E’ un piano d’azione della cooperazione italiana ma in realtà è stato realizzato in maniera congiunta dalla DGCS e RIDS.<br />
<strong>Le alleanze sono importanti per rafforzare un tema così particolare nell’agenda politica europea ed internazionale. Quali sono gli Stati membri pronti a seguirvi?</strong><br />
Oggi abbiamo avuto una testimonianza molto interessante della cooperazione tedesca, che ha elaborato un proprio piano d’azione, sviluppando azioni molto concrete.  Anche  i colleghi spagnoli ci hanno sostenuto nell’obiettivo di sollevare questi temi nel negoziato sull’agenda post 2015. Sicuramente altri Stati membri stanno sviluppando azioni in questo senso, ma la conferenza ci ha offerto due insegnamenti preziosi: esistono forti potenzialità, ma è necessaria un’azione di raccordo.</p>
<p style="color: #514f50;">(articolo redatto in collaborazione con Evelina Urgolo)</p>
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		<title>La Farnesina pensa a una Banca per lo Sviluppo</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/la-farnesina-pensa-a-una-banca-per-lo-sviluppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2014 08:56:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il consigliere politico del Viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, lancia la proposta su Vita.it in vista della riforma della legge 49 sulla cooperazione internazionale: «Care ong cosa ne pensate?» di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="magnify" style="color: #414141;">Il consigliere politico del Viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, lancia la proposta su Vita.it in vista della riforma della legge 49 sulla cooperazione internazionale: «Care ong cosa ne pensate?»</p>
<p>di Emilio Ciarlo</p>
<div class="body magnify" style="color: #514f50;">
<p>Fonte: <a href="http://www.vita.it/non-profit/ong/la-farnesina-pensa-a-una-banca-per-lo-sviluppo.html" target="_blank">vita.it </a>&#8211; Dopo venti anni è arrivata la “volta buona” anche per la nuova cooperazione italiana. La riforma in discussione al Senato creerà uno strumento forte, innovativo, inaspettato ai più, per la promozione del nostro modello di co-sviluppo, per l’affermazione di una nostra visione più equa e sostenibile della mondializzazione, per la proiezione internazionale dell’Italia.</p>
<p><strong>Personalmente lavoro su questa riforma da molti anni e credo che il testo ora arrivato in discussione sia l’occasione giusta per passare dalla semplice equazione “cooperazione-solidarietà” a quella “cooperazione-partnership-cosviluppo”.</strong> Ci siamo sforzati di costruire una cooperazione del 2000 che assuma in carico non solo la maledetta persistenza di povertà estrema in paesi low-income &#8211; spesso però anche in paesi più sviluppati e addirittura nei paesi ricchi – ma che si dà nuovi strumenti per far decollare le economie che hanno già percorso un pezzo di strada.</p>
<p>Per ottenere questo risultato &#8211; su questo sono d’accordo con <a style="color: #514f50;" href="http://blog.vita.it/nongovernativo/" target="_blank">Sergio Marelli </a>&#8211; <strong>occorre mobilizzare risorse</strong>. Tante risorse. Bisogna sapere che non saranno sufficienti gli stanziamenti tradizionali dell’aiuto pubblico allo sviluppo (nonostante il percorso di “riallineamento previsto dall’art. 28  della nuova legge). <strong>Sarà necessario costruire un “sistema della cooperazione italiana”, delineato nel capo V, che coinvolga e faccia interagire virtuosamente le amministrazioni pubbliche con le Fondazioni bancarie, le organizzazioni non governative con  la cooperazione decentrata, le imprese private con la nuova Agenzia per la cooperazione</strong>. Eppure persino questo non basterà se non ci doteremo di strumenti professionali e agili, capaci di attrarre in misura ben maggiore le risorse europee, oggi appannaggio quasi monopolistico di francesi e tedeschi, e quelle delle istituzioni finanziarie internazionali. Probabilmente anche qualcosa in più come cercherò di proporre nelle ultime righe di questo intervento.</p>
<p>Direi, però, al caro amico Sergio Marelli, che nonostante l&#8217;importanza che ha la quantità di risorse, non si deve sottovalutare l&#8217;importanza della rivoluzionaria discontinuità “politica” e “istituzionale” del testo di legge che abbiamo preparato.  La cooperazione non sarà più solo “aiuto” né il Mae sarà relegato a una sorta di “charity” che la dispensa graziosamente. <strong>Istituiamo un vero e proprio piccolo “Consiglio dei Ministri della cooperazione”</strong> e prevediamo un Allegato della cooperazione al Bilancio, con l’intento di assicurare la famosa “coerenza delle politiche&#8221;, oramai richiesta dal&#8217;articolo 208 del Trattato di Lisbona, non solo tra le iniziative dei diversi Ministeri ma  soprattutto all&#8217;interno dell&#8217;azione governativa, tra le differenti scelte politiche ad impatto internazionale: quelle in campo ambientale, dell&#8217;immigrazione, economico e commerciale.</p>
<p>Assicuriamo un vertice politico permanente e identificabile, il Viceministro degli Esteri alla Cooperazione, che nel corso dell’esame in Parlamento cercheremo di trasformare in un “junior minister”, figura inedita per l’Italia, che parteciperà alle riunioni di Gabinetto su alcuni temi.</p>
<p>Abbiamo fatto consapevolmente la scelta di costruire un’architettura politico-istituzionale in cui il ruolo strategico centrale è assicurato alla Farnesina, preferendo avere una cooperazione “parte integrante e qualificante” della politica estera piuttosto che un Ministero della cooperazione cenerentola, debole politicamente e insostenibile in termini di spending review.</p>
<p>Mantenendogli il ruolo politico per eccellenza, in dialettica con il Parlamento, abbiamo però dotato il nuovo Maeci di un’Agenzia operativa, snella ed economica (2oo persone e un rapporto costi gestione/volume risorse negli standard internazionali), con autonomia organizzativa e di bilancio, sedi nei Paesi prioritari e uno staff giovane e professionale, che sottrarrà la cooperazione alla burocrazia delle procedure ministeriali (senza far venir meno la vigilanza) nonchè alla poco funzionale rotazione periodica dei diplomatici, inevitabile nell’attuale Direzione generale.</p>
<p><strong>L&#8217;IDEA DELLA BANCA PER LO SVILUPPO</strong><br />
Torno però al punto delle risorse e lancio una provocazione su cui sto lavorando in questi giorni. A mio parere la riforma sarebbe monca se non compissimo l’ultimo miglio, se non dotassimo l<strong>’Italia, come Francia e Germania, di una vera Banca per lo sviluppo, un’istituzione pubblica, accreditata tra le Istituzioni finanziarie europee, autorizzata a progettare pacchetti finanziari attraverso il “blending” con i fondi comunitari </strong>(nonché di BEI, Banca mondiale e Banche di sviluppo regionali) o il matching con altre risorse e, in tal modo, capace di portare all’Agenzia per la cooperazione le risorse necessarie per fare il salto di qualità. Assicurando la direzione politica della Farnesina e la partnership indispensabile dell’Agenzia, si potrebbe immaginare nel concreto un Dipartimento specializzato e autonomo in seno alla Cassa Depositi e Prestiti, forse l’unica in Italia capace per statuto pubblico, solidità, affidabilità e know how di assolvere al ruolo. L&#8217;Italia avrebbe, in tal modo, uno strumento simile alla KfW Development Bank tedesca, “Business unit” all’interno del gruppo pubblico KfW, straordinaria leva finanziaria a servizio della cooperazione di Berlino capace di aggiungere ai fondi pubblici e a quelli europei risorse derivanti dalla propria raccolta (oltre 3 miliardi di euro). Social bond, bond dedicati allo sviluppo, finanza etica e innovativa, più risorse da Bruxelles: si aprirebbe un mondo nuovo per la cooperazione in termine di risorse disponibili, coinvolgimento dei cittadini e modernità di approccio alla nuova cooperazione. Credo si tratti di un’idea che merita un approfondimento.</p>
</div>
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		<title>Appuntamento a Bruxelles per presentare il Piano di Azione</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/appuntamento-a-bruxelles-per-presentare-il-piano-di-azione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2014 07:54:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie RIDS]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Piano di Azione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Insieme al Ministero degli Affari Esteri e l&#8217;International Disability and Development Consortium, la RIDS ha organizzato un incontro per presentare il Piano di Azione sulla disabilità e cooperazione il 26 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ridsnetwork.org/appuntamento-a-bruxelles-per-presentare-il-piano-di-azione/">Appuntamento a Bruxelles per presentare il Piano di Azione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ridsnetwork.org">RIDS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme al Ministero degli Affari Esteri e l&#8217;International Disability and Development Consortium, la RIDS ha organizzato un incontro per presentare il <a href="http://www.ridsnetwork.org/files/2013/11/PDA-ITALIANO-DEF-web.pdf" target="_blank">Piano di Azione sulla disabilità e cooperazione</a> il 26 maggio 2014. Come suggerisce il titolo stesso dell&#8217;incontro, l&#8217;obiettivo è quello di scambiare buone prassi e affrontare insieme le difficoltà a livello europeo.</p>
<p>Presenti per il Ministero il Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo il Min. Giampaolo Cantini, e la dott.ssa Lomuscio, focal point sul Piano di Azione. Per la RIDS interverrà Giampiero Griffo, DPI mentre l&#8217;IDDC modererà l&#8217;evento insieme alla Rappresentanza permanente Italiana a Bruxelles.</p>
<p>Ci si confronterà con rappresentanti di ONG del Nepal, della cooperazione allo sviluppo tedesca, del Forum europeo sulla disabilità e della Commissione Europea.</p>
<p>Per partecipare sarà necessario contattare Luisa Fenu entro il 19 maggio indicando nome, cognome, data e luogo di nascita, numero del documento di identità: luisa.fenu@cbm.org +32 2 256 90 01</p>
<p>L&#8217;evento sarà reso accessibile con la presenza di un interprete del linguaggio dei segni e con la sottotitolazione.</p>
<p><a href="http://www.superando.it/2014/05/26/cooperazione-allo-sviluppo-e-disabilita-il-piano-dellitalia/" target="_blank">Leggi anche l&#8217;articolo di superando.it &#8220;Cooperazione allo sviluppo e disabilità: il Piano dell’Italia&#8221;</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h2 style="text-align: center;"> <strong>Presenting the Italian Development Cooperation Disability Action Plan: Sharing good national practices, overcoming challenges at EU level </strong></h2>
<p style="text-align: center;"><strong>May 26, 2014 | 11:00 – 13:30 </strong><br />
<strong>European Economic and Social Committee </strong><br />
<strong>Rue van Maerlant 2 | 1000 Brussels</strong></p>
<p style="text-align: left;">In July 2013 the Italian Ministry of Foreign Affairs, Directorate-General for Development Cooperation adopted</p>
<p style="text-align: left;">an action plan on disability and inclusive development to ensure the full and effective implementation of the<br />
UN’s Convention on the Rights of Persons with Disabilities, as well as to set the right framework to ensure the<br />
Italian Development’ efforts reaches the most vulnerable and marginalised worldwide.<br />
The objective of this meeting is to share good practices with other Members States as well as with key EU<br />
institutions to encourage the debate on disability and inclusive development at times where international<br />
discussions are taking place on the Post-2015 development agenda.</p>
<p>Programme<br />
11:00 – 13:00</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Moderators</strong><br />
Daniela Tonon, Permanent Representation of Italy to the EU<br />
Catherine Naughton, International Disability &amp; Development Consortium (IDDC)</p>
<p><strong>Speakers</strong><br />
Anča Gunta, Member of the European Economic and Social Committee<br />
Giampiero Griffo, DPI World Council, representative of the Italian Network on Disability and Development (RIDS)<br />
Giampaolo Cantini, Director, General Directorate for Development, Italian Ministry for Foreign Affairs<br />
Meena Paudel, Programme Coordinator, Nepal Disabled Women Association<br />
Ingar Duering, Deutsche Gesellschaft für Internationale Zussamenarbeit (GIZ), Germany<br />
Javier Guemes, Deputy Director, European Disability Forum (EDF)<br />
Hélène Bourgade, Head of Unit, DEVCO Employment, Social Inclusion, Migration</p>
<p>13:00 – 13.30<br />
Press Conference</p>
<p>The panel discussion will be made accessible by velotyping and international sign language.<br />
A light meal will be served.</p>
<p>How to register: please send your full name, date of birth, place of residence,<br />
and ID number no later than May 19th<br />
to: luisa.fenu@cbm.org +32 2 256 90 01</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ridsnetwork.org/appuntamento-a-bruxelles-per-presentare-il-piano-di-azione/">Appuntamento a Bruxelles per presentare il Piano di Azione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ridsnetwork.org">RIDS</a>.</p>
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		<title>3 dicembre, Ban Ki Moon ai governi, ONU, imprese e società civile: &#8220;Rompere le barriere, aprire le porte&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2013 10:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie RIDS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 3 dicembre, giornata internazionale delle persone con disabilità, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha rilasciato una dichiarazione in cui invita i governi, i membri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del 3 dicembre, giornata internazionale delle persone con disabilità, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha rilasciato una dichiarazione in cui invita i governi, i membri del sistema delle Nazioni Unite, le imprese e la società civile a creare delle vere opportunità di partecipazione e coinvolgimento.</p>
<p><em>Più di 1 miliardo di persone vive in situazione di disabilità. Dobbiamo rimuovere tutti gli ostacoli che condizionano l&#8217;inclusione e la partecipazione delle persone con disabilità nella società, anche attraverso il cambiamento di atteggiamenti che alimentano lo stigma e istituzionalizzano la discriminazione. </em></p>
<p><em>Nel mese di settembre , nel corso della riunione di Alto Livello dell&#8217;Assemblea generale su disabilità e sviluppo, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno discusso i vari modi in cui l’esclusione abbia un impatto non solo sulla vita delle persone con disabilità, ma sullo sviluppo della comunità e della società in generale. In quella occasione si sono nuovamente impegnati ad agire a livello nazionale ed internazionale per sostenere lo uno sviluppo inclusivo della disabilità. Il sistema delle Nazioni Unite continuerà a sostenere questi sforzi. Dobbiamo lavorare di più per assicurare che le infrastrutture e i servizi supportino uno sviluppo inclusivo, equo e sostenibile per tutti. </em></p>
<p><em>Questo include garantire una significativa partecipazione nei processi che incidono sui diritti e gli interessi delle persone con disabilità, provvedendo alla creazione di un ambiente favorevole. A tal fine, stiamo inaugurando un Centro di accessibilità delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro . Invito il resto del sistema delle Nazioni Unite e i nostri partner a seguire questa strada. </em></p>
<p><em>In questa Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, invito i governi, i membri del sistema delle Nazioni Unite, le imprese e la società civile a rompere le barriere e aprire le porte delle opportunità per tutte le persone con disabilità. Insieme dobbiamo costruire una società inclusiva per tutti.</em></p>
<h5><a href="http://www.un.org/News/Press/docs/2013/sgsm15503.doc.htm" target="_blank">testo originale </a></h5>
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		<title>Riforma della 49, ecco la bozza di Pistelli</title>
		<link>https://www.ridsnetwork.org/riforma-della-49-ecco-la-bozza-di-pistelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RIDS Network]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2013 09:41:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono voluti più di 200 giorni dalla nascita del governo Letta, ma alla fine la bozza di riforma della 49 è una realtà. Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Ci sono voluti più di 200 giorni dalla nascita del governo Letta, ma alla fine <b>la bozza di riforma della 49 è una realtà</b>. Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di leggere una prima versione del testo, si tratta di una<b> legge quadro d’iniziativa governativa che si articola in 17 pagine e 32 articol</b>i, la base di partenza è il testo unico approvato dalla Commissione Esteri del Senato allo scadere della scorsa legislatura. Eppure la strada da percorrere per arrivare al Consiglio dei Ministri<b>non è proprio così breve</b>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fonte:<a href="http://www.info-cooperazione.it/2013/11/riforma-della-49-ecco-la-bozza-di-pistelli/" target="_blank"> info-cooperazione.it </a>&#8211; Ad oggi infatti sembra che il testo sia stato oggetto di un percorso di condivisione e confronto interno solo al MAE. Da qui inizierà la relazione e lo scambio ufficiale con il MEF e la Funzione Pubblica che potrebbero riservare sorprese ed eventuali<b> nuovi ostacoli</b> soprattutto per quegli articoli che comportano costi e gestione di risorse umane e finanziarie (vedi Fondo Unico e Agenzia per la Cooperazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il testo, trapelato dalle stanze della Farnesina, non è stato ancora sottoposto in modo formale a </span><b style="color: #000000;">nessuna consultazione</b><span style="color: #000000;"> ed è molto probabile che non lo sarà neanche in futuro, vista la sua origine governativa e non parlamentare. Ad oggi è stato circolato informalmente a un numero non precisato di attori. Rispetto al </span><b style="color: #000000;">testo Tonini-Mantica</b><span style="color: #000000;">, più volte dibattuto in passato, la nuova proposta di Pistelli approfondisce il funzionamento e la gestione finanziaria dell’</span><b style="color: #000000;">Agenzia per la Cooperazione</b><span style="color: #000000;">, dedica un apposito articolo alla partecipazione dei </span><b style="color: #000000;">soggetti aventi finalità di lucro</b><span style="color: #000000;"> (imprese, cooperative e istituti bancari) e ridimensiona di fatto il </span><b style="color: #000000;">Fondo Unico</b><span style="color: #000000;">.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Abbiamo chiesto una prima impressione a caldo su questa bozza circolata a </span><b style="color: #000000;">Luca De Fraia</b><span style="color: #000000;">, Segretario Generale aggiunto di Actionaid, e a </span><b style="color: #000000;">Silvia Stilli</b><span style="color: #000000;">, neo eletta portavoce della AOI.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Secondo De Fraia le anticipazioni del contenuto del disegno di legge governativo di riforma della legislazione che regola la cooperazione allo sviluppo parlano di un intervento di sostanza. Un test fondamentale sarà il peso che le politiche di cooperazione avranno nella compagine governativa; la risposta sembra venire a più livelli:</span><b style="color: #000000;"> la scelta di cambiare ragione sociale al Ministero</b><span style="color: #000000;">, che dovrebbe diventare il Ministero per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; la presenza di un </span><b style="color: #000000;">Vice Ministro</b><span style="color: #000000;"> che potrà partecipare alle riunioni di Governo che possano avere attinenza, diretta o indiretta, con le politiche di cooperazione; la programmazione sarà approvata dal Consiglio dei Ministri; un Comitato interministeriale guidato dal Presidente del Consiglio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Art. 10 – Competenze del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e nomina del vice ministro della cooperazione allo sviluppo<br />
1. La responsabilità politica della cooperazione allo sviluppo è attribuita al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che ne stabilisce gli indirizzi e assicura l’unitarietà e il coordinamento di tutte le iniziative nazionali di cooperazione, nell’ambito delle deliberazioni assunte dal Comitato di cui all’articolo 14.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>2. La delega alla cooperazione allo sviluppo è attribuita ad un vice ministro ai sensi e con le procedure di cui all’articolo 10 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>3. Il decreto di nomina prevede la partecipazione del vice ministro alle riunioni del Consiglio dei ministri in tutti i casi nei quali esso tratti materie che, in modo diretto o indiretto, possano incidere sulla coerenza e sull’efficacia delle politiche di cooperazione allo sviluppo, di cui all’articolo 2, comma 2. Il decreto di attribuzione delle deleghe riguarda le competenze in materia di cooperazione allo sviluppo che la presente legge attribuisce al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in particolare, le competenze di cui agli articoli 16 e 19.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>4. Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sono attribuiti il controllo e la vigilanza sull’attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo nonché la rappresentanza politica dell’Italia nelle sedi internazionali e dell’Unione europea competenti in materia di APS.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>5. Le competenze attribuite dalla legislazione vigente al Ministro dell’economia e delle finanze in materia di relazioni con le banche e i fondi di sviluppo a carattere multilaterale e di partecipazione finanziaria a detti organismi sono esercitate d’intesa e in coordinamento con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nel rispetto delle finalità e degli indirizzi di cui ai commi 1 e 4 del presente articolo e all’articolo 11.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cambiamenti anche su altri fronti: la programmazione, con l’introduzione di un <b>piano triennale</b> che sarà il risultato della collaborazione dei diversi attori pubblici di cooperazione e che dovrà indicare le priorità geografiche e per i singoli Paesi; introduzione di previsioni in tema di coerenza delle politiche; creazione di un agenzia, dotata di autonomia di bilancio e il cui direttore verrà nominato dal Presidente del Consiglio. Qualche <b>campanello di allarme</b> già si fa sentire, specie per quelle previsioni che riguardano il ruolo del settore privato come soggetto di cooperazione e quelle che consentono il finanziamento di interventi all’estero di imprese italiane, gli obiettivi di cooperazione dei quali dovranno essere certamente oggetto di attento scrutinio.Art. 26 Soggetti aventi finalità di lucro – 1. La cooperazione allo sviluppo riconosce e favorisce l’apporto delle imprese, delle cooperative e degli istituti bancari ai processi di sviluppo dei paesi partner, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenzialità e responsabilità sociale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Art. 26  Soggetti aventi finalità di lucro – 1. La cooperazione allo sviluppo riconosce e favorisce l’apporto delle imprese, delle cooperative e degli istituti bancari ai processi di sviluppo dei paesi partner, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenzialità e responsabilità sociale</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infine, conclude De Fraia,<b> il destino del fondo unico sembra naufragato</b> e al suo posto potrebbe comparire una sorta di budget consolidato dove far confluire i numeri delle diverse amministrazioni. Quando il testo della riforma potrà essere finalmente oggetto di discussione pubblica, potremo confrontarci con Parlamento e Governo; ci sarà certamente del lavoro da fare per verificare la profondità di questi cambiamenti e la qualità della riforma nel suo complesso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche </span><b style="color: #000000;">Silvia Stilli si sofferma sulla costruzione di un calendario di consultazioni</b><span style="color: #000000;"> da parte di Governo e Parlamento con gli attori privati e le istituzioni decentrate della cooperazione internazionale italiana. Le organizzazioni della società civile chiedono a questo punto che si apra sul testo </span><b style="color: #000000;">un confronto con l’intergruppo sulla cooperazione internazionale della Camera dei Deputati</b><span style="color: #000000;">. Nel testo ricevuto da molti informalmente si conferma l’istituzione dell’Agenzia come perno fondamentale della riforma, ma viene abbandonata l’idea del Fondo Unico, garanzia della volontà di riportare ad unità effettiva la gestione delle risorse presenti nei vari capitoli dei Ministeri. C’è in alternativa l’indicazione di una modalità di lettura unitaria nel budget dello Stato di queste diverse attribuzioni divise nei capitoli (ambiente, finanze, istruzione e cultura e ricerca, altro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante tale presentazione di Fondo Unitario, l’Agenzia risulta avere minore autorevolezza nella costruzione di una coerenza effettiva delle politiche e della trasversalità della cooperazione internazionale. <b>Positive le proposte di strumenti e luoghi politici di concertazione e programmazione condivis</b>a, da meglio specificare nella versione finale. Ci sono infine ‘refusi’ culturali che vanno corretti laddove nel testo si descrive il rapporto tra la politica di cooperazione internazionale allo sviluppo e gli attori sociali: non deve esserci alcuna confusione nella comprensione e nell’affermazione del valore della sussidiarietà e dell’autonomia dei soggetti non istituzionali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Art. 21<br />
(Soggetti della cooperazione allo sviluppo)<br />
1. La cooperazione allo sviluppo riconosce e valorizza il ruolo dei soggetti pubblici e privati italiani nella realizzazione di programmi e di progetti di cooperazione allo sviluppo, sulla base dei principi di sussidiarietà.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>2. Sono soggetti di cooperazione allo sviluppo:<br />
a) le amministrazioni dello Stato, le università e gli enti pubblici;<br />
b) le regioni, le provincie autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali;<br />
c) le organizzazioni della società civile e ad altri soggetti senza finalità di lucro.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>3. Possono essere soggetti di cooperazione allo sviluppo anche imprese commerciali e soggetti con finalità di lucro quando agiscono con finalità conformi ai principi della presente legge, per la promozione della pace e della giustizia nel quadro di relazioni solidali e paritarie con gli altri popoli.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante questi punti, che potranno sicuramente essere discussi e condivisi, la volontà di portare avanti la riforma in <b>tempi stavolta certi e ravvicinati</b> è recepita positivamente dal mondo non governativo, che vuole essere partecipe appieno alla buona riuscita finale del processo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ridsnetwork.org/riforma-della-49-ecco-la-bozza-di-pistelli/">Riforma della 49, ecco la bozza di Pistelli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ridsnetwork.org">RIDS</a>.</p>
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